domenica 31 marzo 2019

Istruzioni per l'uso: A/r



 


 "Chi l'avrebbe detto che baciando gli occhi di un uomo si possa vedere così lontano".

Alessandro Baricco, Oceano Mare


 


Capitolo chiuso. Non perdo altro tempo, non allo specchio. Non sono nemmeno scesa dal treno che già metto le cose in chiaro: «Non sono tornata per restare». Per quante volte l'ho detto, ho perso il conto. Più lo ripetevo a me, allo specchio, agli altri, e più passavano le ore, i giorni, poi i mesi e alla fine anche gli anni. E sono ancora qui. Ma se qualcuno me lo domanda, che scherzi: «Io voglio andare via». Almeno è quel che rispondo, che mi racconto. Già, perché se tante cose sono cambiate da allora, l'abitudine di raccontarmi delle storie allo specchio, quella no. Anzi. Dallo specchio sono andate in pagina e non solo su carta. Che non va tanto di moda da queste parti, oltre a costare caro a te e al pianeta; meglio l'usa e getta, l'informazione usa e getta. O in offerta speciale, prendi due e paghi uno: la dura legge del mercato. E sei una signora, ma fai anche un figurone con due giornali sottobraccio. Ad ogni passo, un brusio di sottofondo: «È una che legge». E tu, mentre acceleri il passo, pensi ai bei tempi andati... quando la carta dei giornali era considerata un materiale prezioso. A casa mia, giù Napoli dove vivevo una volta, la usavano, e forse la usano ancora, per incartare le “marenne¹” o i fritti: alzi la mano chi non conosce “il cuoppo²”? Tenersi aggiornata, era semplice: bastava andare al mercato il sabato e facevi sia la spesa che la rassegna stampa, di tutta la settimana. A casa dei miei, a Terracina dove vivo adesso, per un po' ho comprato tutti i giorni un giornale che gli altri non hanno mai pagato nemmeno quando c'era la lira, figurati un euro. D'altronde come dargli torto, era una free-press. Solo che deve esserci stato un “qui pro quo”, se non un problema di ruoli, di scambio di ruoli: io pagavo loro, ma nessuno pagava me e non ero l'unica. Non poteva durare, e infatti è finita così come era iniziata: da un giorno all'altro. Quindi, se voglio stare al passo con i tempi, prendo un caffè che il giornale lo leggo al bar. Di rassegna stampa, nemmeno una all'ombra di Pisco Montano. Peccato, che come lucida lo specchio la carta dei giornali, nessuno mai. «Cosa vuoi che sia, ci riderai su», botta e risposta allo specchio. Che, per non saper leggere e scrivere, pensò bene di trovarmi un lavoro. Per tenermi occupata? Macché, era che non ne voleva sapere di ascoltare tutte le storie che avevo da raccontare. Mi specchio, incredula, ma lui mi rassicura: «Sì, un lavoro: hai sentito bene». Ma lui vive di riflesso, non poteva saperlo che non era proprio un lavoro lavoro, ma un quasi lavoro, simile ad un lavoro, ecco un lavoro verosimile.

Non c'è da ridere: «Come lo chiamereste voi un lavoro che ti porta a scrivere di una città dove c'è gente che in piena campagna parcheggia la Vela, parla per frasi fatte, citazioni e aforismi e gira controvento con un 6x3?» Non c'è che dire: ho fatto proprio una bella esperienza. Tanto che lo specchio stenta a credermi. E per fortuna non gli racconto tutto. Come quando, al momento dei saluti, il tappo salta: non perché ci fosse di che brindare, ma perché la bottiglia era d'annata. E non solo mi prende in pieno, ma mi rimane l'amaro in bocca quando, nel voltare pagina, metto su un punto del passato e leggo: “Non hai vinto. Ritenta, sarai più fortunato”. Meglio non farsi troppe domande, una sola: qual'era delle due, “non hai vinto” e “ritenta...”, la battuta? Almeno per noi non è tempo di risposte. Mi siedo e, mentre aspetto il mio turno, immagino di fare il punto... Seh, come glielo spiego ad uno di passaggio di che parlo? Meglio lasciar stare: metto via carta e penna, le parole nella scatola... e cambio casa, di nuovo. Da qui, dalla Stazione, si può solo andare via: «Ultima fermata, si scende: binario morto», annuncia il capotreno. In stand-by, un po' confusa ma felice, vado al mare, anche se il mare non bagna più Napoli, figurati Terracina. Era di nuovo finita la carta, e che lo scrivo a fare. Il dubbio che ne facessi un uso sconsiderato, venne prima allo specchio che a me. E siccome non dormiva la notte al pensiero di dover passare il tempo, invece che a specchiarsi, a sentirmi, elaborò una piano, a prova di stampante: web-log, un blog. «Web che?», lo guardo perplessa. «Ma dove vivi? E sì che eri una bambina, ma che non te lo ricordi come si scrive un diario? Ecco, è la stessa cosa. Solo che – mi spiega lo specchio – lo fai leggere, invece che agli amici, ai contatti; e invece della carta, usi la rete. Riciclo creativo, geniale no?» «Credi...», farfuglio mentre mi specchio. «Invece di parlare ad uno specchio, vai su... Che aspetti?» Ma anche così di tempo per non scrivere una storia che avesse un inizio, ma che invece non finisce mai, ne avevo fin troppo. Non come prima quando c'era da andare in stampa. E il tempo per rileggere non bastava mai, figurati per leggere... Leggere? Sì, l'idea stavolta era venuta a me che leggere allo specchio non gli viene facile. Anche se non lo ammetterebbe mai, per lui sono io che scrivo al contrario, allo specchio. Non restava che iniziare, da una storia sospesa. Da Don Giovanni, per esempio. Non un “Don Giovanni” qualsiasi, ma il “Don Giovanni” per eccellenza. «Subito a pensare male, che avete capito: parlo di un libro, del Don Giovanni. Si tratta sempre dell'amore, avete ragione». E infatti, come “i grandi amori si annunciano in modo preciso che appena lo vedi dici: ma chi è questo stronzo?”, anche il “Don Giovanni” fece la sua figura il giorno dell'incontro. «Amore a prima vista», mi suggerisce lo specchio, e come il primo amore non si scorda mai, così la prima volta... in libreria: un colpo di fulmine, tante storie per giocare. Non è stato subito però. Che non è stato facile, quanto partire, tornare. Quando lo incontro, è già un po' che giro da queste parti: non più a vuoto come i primi tempi, e non solo a piedi, ma anche in bici. É in un Circolo, di idee, che, mentre do una mano, anche due a volte, a quattro amici, di tanto in tanto però, un giorno, in bella mostra, eppure in disparte come se stesse in un angolo, al buio, al riparo, trovo “Don Giovanni”. Distante, lo (s)guardo. Poi senza dare nell'occhio, mi avvicino. E lo sfoglio. Chiedo in giro una, due, tre volte, nel caso fosse di qualcuno. Ma sembra che nessuno faccia caso a me, sono tutti presi da una festa o qualcosa di simile. Così per una settimana mi tengo a distanza, di sicurezza. Finché una sera mi giro e siamo solo io e lui. Non resisto, lo voglio. É allora che mi allontano con lui. Se solo ci ripenso, divento rossa. Per cosa poi, non certo per vedere come andava a finire: è finita prima di cominciare, la storia. Non sono nemmeno arrivata a metà, del libro. Ora, che è tutto diverso, nel taglio dei capelli e non solo, e che di tempo ne ho quanto ne voglio, l'ho perso di vista, complice qualche trasloco di troppo, alla mia età. Faccio per cercarlo, mi giro e non lo trovo. Non è al suo posto. Strano, in libreria c'è scritto “non toccare”. Devo averlo messo nel cassetto, dei sogni. Vado, ma ne trovo altri, non quello: inevitabile, non era previsto. In garage, al sicuro in qualche scatolone, non c'è. La soffitta non ce l'ho; sarà in giro insieme alle altre storie a metà, quelle da cui ogni tanto entro ed esco come dalle porte girevoli. E che lascio in sospeso, appena prima di partire. Ad ogni viaggio, erano lì a farmi compagnia: pronti, via... alla Ferrovia. Altri tempi: ora torno a piedi da me. Non a casa. Giù il sipario, via la maschera: non sei quella che... vedi nello specchio. Aria, una boccata d'aria. Esco e passo la notte in bianco; solo che, invece di passarla a leggere, alterno musica e parole. Nelle notti bianche i pensieri fanno tanto rumore che svegliano tutta la città, la mia città. Dove sei, dove sei, dove sei... qui, non me ne sono mai andata. Lontani, ma vicini: vado via. Metto le cuffie e in cambio di una storia da leggere, ne trovo una da scrivere, riscrivere. Chiudo gli occhi, ogni tanto. Solo adesso ho capito: era solo un sogno, ad occhi aperti. Di un'estate fa. Invece no, lo metto nero su bianco, in una pagina bianca, ancora per poco. É tutto in una penna: sì scrivo, in levare. E battere su una tastiera, come musica. Cammino, piano: è meglio camminarci su, come con i crampi così con le idee fisse. Niente, se non un colpo all'anima: l'ho perso. Anzi, ho lasciato che se ne andasse in giro da solo, chissà con chi, chissà chi ti dorme accanto. Lo sapevo che non era per me, il bookcrossing. Vado in libreria, pago il conto ed esco con Don Giovanni: una storia per grandi e piccini, da salvare. Dell'altro, non c'è traccia se non un gioco di parole in una storia, dentro me. Lo stomaco si chiude, senza ragione: niente paura, lo faccio per me. Non torno sui miei passi. Istruzioni per l'uso: fragile. Da qui, ricomincio.







¹     Marenn”: il pranzo dei muratori


²     “Cuoppo”: contenitore da asporto a forma di cono di carta

domenica 21 aprile 2013

La Pedagnalonga, ovvero Una domenicA spasso




Camminare è un’arte. Un’arte di conoscenza e di previsione.

Una sollecitazione a meraviglie".

Roberto Roversi


Le "word cloud" della Pedagnalonga



Una domenicA spasso, con gli occhi di chi cammina. Non di corsa, ma a passeggio per le vie del Borgo: anche questo è la Pedagnalonga. Un passo indietro. Quando tutto iniziò era il 1973, e la parola d’ordine era Austerity. Fu così che gli italiani si ritrovarono a dover andare a piedi, almeno nei giorni di festa. E questo per un piccolo “Borgo” voleva dire una sola cosa: essere fuori dal mondo, isolati. Fu l’Austerity quindi, a dare il via... dalle domeniche a piedi fino alla Pedagnalonga strada facendo. Niente di più, ma nemmeno niente di meno che una domenica diversa, un’occasione di socializzazione, festa. Per la gioia di esserci, nonostante tutto. Un passo avanti. Il 21 aprile 2013, la 40° edizione della Pedagnalonga con gli occhi di un bambino, perché ciò che si impara da piccoli non si scorda più. Come il camminare, il costruire giorno dopo giorno, una passeggiata all’insegna della bellezza, della spensieratezza, della leggerezza, della condivisione, senza perdere di vista radici, impegno, arte e cultura. Grandi e piccini insieme, all’aria aperta tra grano alto e alberi di eucalipto, fiori di mille colori e la leggera brezza primaverile, tra un saggio musicale e un assaggio culinario, a passo di danza... senza correre, altrimenti avreste sbagliato percorso: non è una gara, ma una passeggiata. Nient’altro che una pausa dal “dover vivere”, un staccare la spina per ripartire: come “il tempo per leggere, è sempre tempo rubato al dovere di vivere”, e “leggere fa crescere”, così una passeggiata è tempo rubato. A patto che partiate con il piede giusto, anzi con lo spirito giusto: di passare una giornata in compagnia senza farvi rovinare "la festa" da un bagaglio ingombrante, pieno di qualunque cosa pensiate possa servirvi, cose inutili per lo più. Tra le vie del Borgo troverete padri e figli pronti ad accogliervi, a braccia aperte. È dal ’73 che aprono le loro case, preparano a mano con i prodotti “locali” colazioni, pranzi e spuntini senza mai far mancare un sorriso gratis. Anche solo con gli occhi. Imprevisti e possibilità di incontro, come nel monopoli, fanno parte del gioco, della vita. Così che se mai vi capitasse di rimanere “a piedi”, nella vita, a spasso, non solo di domenica, sapreste guardare oltre, andare avanti, come fecero “i borghigiani”, che si chiami “austerity”, spending review o dissesto poco importa, a fare la differenza è la sostanza della Pedagnalonga, è la passeggiata. Perché passeggiare, oltre ad essere un gesto rivoluzionario, controcorrente, ieri, come oggi, è un viaggiare a bassa velocità, è vivere a contatto con il paesaggio circostante; è lasciarsi andare, abbandonarsi ai sapori, agli odori e alle storie di una volta in un abbraccio, ristoratore e rigenerante, con la natura per scoprire mondi nuovi e modi nuovi di guardare, vedere ciò che perdiamo tutti i giorni. E non da soli, ma insieme ad un amico, agli amici, di vecchia data o a quelli incontrati strada facendo; alla famiglia, al compagno o alla compagna di una vita, ai bambini, insieme insomma. Perché se c’è un segreto è questo: il darsi la mano, di generazioni in generazione, senza lasciare nessuno indietro. Gli organizzatori di oggi, sono i bambini di ieri, di padre in figlio, di pedagnalonga in pedagnalonga. Passeggiare, camminare, se ci pensate bene, è un po’ costruire, non palazzi, ma luoghi fertili di intrecci tra grandi e piccini, donne e uomini; luoghi significativi di scambio dove circolano parole, idee, impreviste possibilità per ritrovare se stessi o sperimentare il piacere dell’incontro con l’altro e con il mondo, della scoperta dell’altro. E passo dopo passo lo sguardo si ferma sulle piccole cose, imparando a (ri)conoscere il proprio quartiere, la propria città, parlando e pensando al ritmo lento dei propri passi. Se a spingervi fosse altro, la semplice curiosità si sapere se Hermada si scrive con l’H o senza; la voglia di (ri)trovare, i segni, sparsi qua e là durante la passeggiata, di cos’era il Borgo prima della Bonifica per saperne di più su di luoghi che dietro “nomi, cose e città” nascondono un pezzo di storia non da poco, e “la storia siamo noi”, non importa: “l’importante è partecipare”. E in un attimo sarete all’arrivo, alla fine di questo viaggio. Non serve molto vero? Se ci pensate, basta fare come i bambini: «I bambini decidono loro quando camminare e quando fermarsi. Non sono interessati alla meta, la loro meta è il qui e ora, ogni sasso, ogni rametto, ogni distrazione è motivo di sosta e di gioco…». Non resta che viverla. L’appuntamento è in Piazza IV Novembre, alle 9 di domenica 21 aprile... io ci sarò, e voi? Spero di incontrarvi.

                                                                   .R
 

sabato 22 settembre 2012

Smisurata preghiera



Dal mio Solstizio d'inverno [21 Dic. 2012 05.03]: il giorno più buio dell'anno in attesa della luce...

"Mi si è spenta per sempre qualche stella, svanita.
Mi è sprofondata nel mare un'isola, e un'altra”.
(Elogio dei sogni, Wistawa Szymborska)

...all'Equinozio d'autunno, il mio, [22 Sett. 2012 14.49]: è tempo di raccogliere ciò che ho, non da sola, seminato dietro storie, cose, fatti e persone.

"La musica ha sempre abbassato di volume qualsiasi altra cosa nella mia vita”.
(cit)


Quindi, eccomi qui. Qui e adesso, di nuovo a fare i conti con Il corpo del (c)reato, in sottofondo una Musica DaCucina.
Sempre senza carta e penna, per carità. Che tanto non c'era niente da scrivere, non solo da capire. Trattasi, per chi fosse duro di orecchi, di rivoluzione dolce, mica d'Ottobre: il cambiamento, nel futuro.
In fondo...che fretta c'era, Maledetta Primavera!
Eppure è tutto scritto, ho scritto tutto a mente, non qui nero su bianco, almeno fino ad ora. Ancora per poco, in bianco.
Ma a lasciar passare del tempo, tanto tempo, senza scrivere una riga qui o altrove, ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni non raccontate, per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa”.
Se potessi tornare indietro...all'ATTO di DOLORE, alLe ragioni del cuore. Ma si può solo andare avanti. Quindi
«OdDio, mi pento e mi dolgo con tutta l'anima di aver mollato la presa, perché non scrivendo ho meritato Fulmini e Saette, e molto di più perché ho illuso tutti tranne che me, buona per niente affatto e strega molto di più, che fosse per sempre. Prometto, a metà tra il diavolo e l'acqua santa, di non lasciare più moleskine bianche e matite intonse, e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Amen».
Un attimo, fermate il mondo voglio scendere!: non credo nel peccato...
Lo so di aver sbagliato, chi dice il contrario: ma scagli la prima pietra chi non ha mai sbagliato? Certo ho tradito, non i miei sogni però.
E va bene Io confesso, confesso che ho vissuto...su M,Art avete ragione, non certo sul Pianeta Terra...cina.
Non Ti è mai successo (Sì dico proprio a te che leggi, a chi se no...)? 
Non sai di che parlo? 
Allora, visto che le parole son tornate dalle Vacanze, di Natale, scrivo.
Questo è il mio ATTO DI FEDE, non solo di dolore perché c'era un viaggio da fare, un libro da leggere, e (ri)leggere fa crescere
Più o meno su per giù, più su, più giù... 
A/r: Istruzioni per l'uso, attraverso lo specchio.


Foto di Stefano Del Monte 
(che non smetterò mai di ringraziare)


IndiEpercui, indietro tutta: ci vediamo dopo il TiGgì...erReTiVvù. 


; P .R
.
p.s.   Smisurata preghiera è un work in progress...di link, di post.
n.b. «Queste memorie, o ricordi, sono discontinue e a tratti si smarriscono perché così appunto è la vita […] ». 
Pablo Neruda, Nota introduttiva a Confesso che ho vissuto.

sabato 25 agosto 2012

Musica Da Cucina

 "Siamo ciò che mangiamo."
Vecchio adagio
Ora di cena. 
Metti un sabato sera, uno qualunque, solo uno dei tanti da passare insieme, tu e lui, la cucina a soqquadro, il frigo vuoto, mai quanto la dispensa, andata dispersa, insomma il piatto piange e l'acquolina in bocca si fa sentire, quando suonano alla porta. 
"Drinn!!!, sorpresa: ospiti a cena", è lui che non solo è in ritardo, ha anche dimenticato di fare la spesa ed è pure in compagnia. Che sia la suocera, il capoufficio, l'amico/a non cambia: il triangolo no, non l'avevi considerato.  Quello che si dice un pianto greco*. Non resta molto da fare**, una volta scartata la prima ipotesi: lasciarlo lì sulla porta mentre tu prendi le scale per andare a cena fuori (se solo per una sera, o da oggi in poi, fate vobis ndb). Sfoderi il tuo sorriso migliore, quello a 32 denti per capirci, tanto è inutile piangere sul latte versato...da "maledetto il giorno che t'ho incontrato" a "questa casa non è un hotel", sarebbe troppo lunga la lista, della spesa da fare. All'ultimo minuto poi. Quindi lasci lui cuocere nel suo brodo, ti chiudi in cucina e...il cuoco che è in te, è già al lavoro. E solo quando sentirà "musica per le sue orecchie", pardon volevo dire "è pronto, in tavola", capirà di che pasta sei fatta tu.
Basta con le parole, da mangiare: la cena è pronta.
Take it or leaves it, questo passa la tavola: un piatto "povero", una sola portata che è meglio soli che male accompagnati, ma capace di lasciare l'ospite a bocca aperta, lui a bocca asciutta.
Nient'altro che una ricetta*** a base di cibo per la mente e/o per l'anima, a secondo dei gusti: la musica il piatto forte, oltre che la chiave di volta.
* Pensate positivo, poteva essere un pianto amaro, invece che greco: meglio il terzo in comodo che una cena solo tu e lui...che pensa a lei.
** Se pensaste di usare la scusa, "Peccato, sono a dieta", inventatevene un'altra: tu sei a dieta, l'ospite di passaggio no. E comunque, è venuto senza avvisare, (l)a sorpresa, solo per la compagnia, per non mettervi in comodo: "dai, ci arrangiamo". 
*** Ricetta fatta in casa, solo ingredienti naturali: "leggere è cibo per la mente"; "la cultura è cibo per l'anima". 

LA RICETTA 

**MusicaDaCucina** - Chitarra, clarinetto e una tavola apparecchiata.


Alias Fabio Bonelli

Pentole intonate, grattugie, mestoli, sbattiuova amplificato, carta stagnola, piattini da caffè, imbuti percossi, glockenspiel di cucchiai, voce cantata in teiera e carta stagnola, fischio con cannuccia, chitarra suonata con coltello e così via, di cucina in cucina, Fabio Bonelli, alias "MusicaDaCucina", non butta via niente. E cucina, come fosse musica. A impatto zero, oltre che a basso consumo, "la ricetta del giorno" preparata da "Spazio84&RossoVino" venerdì 24 agosto, fa la differenz(iat)a. E si fa "sentire" sprigionando di vicolo in vicolo storie, cose, fatti e persone incontrate altrove. Niente di più, ma nemmeno niente di meno che "una boccata d'ossigeno", sulla strada giusta.
Alla prossima...(the) rest song!

Ci vediamo su M.ART - Suoni e immagini dal sottobosco indipendente (VOL. II)...

n.b. Per chi volesse ripetere l'esperimento magico, questa la ricetta: Musica per le orecchie con Bucolica Produzioni, cibo per la mente e/o dell'anima a secondo dei gusti per ospiti di passaggio grazie a "MUSICA DA CUCINA" di Fabio Bonelli e la Cucina a soqQuadro, ovvero allestimento scenografico, opera di Stefania Romagna*......Et voilà, l'incantesimo è servito!!!
p.s. solo su Terracinaalta

 Scene da Musica Da Cucina, il film
 
1° Tempo

2° Tempo

 > : ) .R

venerdì 1 giugno 2012

Vengo dopo il TiGgì!

...il new deal!!!


In principio fu una rubrica, poi un blog e infine un blob, ma ci sto sempre dentro a fatica.


 
Poetica
: D "Cosa hai fatto in tutti questi mesi, ErRe?"
[cit. C'era una volta l'America, S.Leone]

; r  "Spesso sono andato a letto presto".
[cit. Alla ricerca del tempo perduto, M. Proust]

Parafrasi
: D "Che hai fatto di bello e/o di brutto lontano da qui?"
; r  "Ho vissuto."

A parole mie:
 "Dal blog al blob, in breve."



Anticipazioni dal TGR TV: [...] tra poco in onda l'ultima puntata di "Do chiacchiere... speciale", una trasmissione lunga un anno.

Pronti al peggio?
3, 2, 1...


SIGLA

Edizione straordinaria del TGR-TVTiGgìerRe Tivvù: l'unico telegiornale che è responsabile solo di quel che dice e non di quel che capite.

0. (In Onda): intro e/o saluti del caso
1. (Notizia Bomba): quello che non avete mai visto, “i fuori onda”;


 


2. (Servizio) Voltiamo Pagina: “il meglio di...”, può partire il servizio;



3. (Collegamento con gli inviati speciali): linea a Fernando e Ernesto dalla “Casa degli artisti”



4. (Notizia dell'ultima ora): Giallo al Filosi;
5. (In studio): saluti...dal mare.


   
SIGLA
 
                                                                Titoli di coda
* "DO CHIACCHIERE" (puntata speciale del 31 maggio 2012) - programma condotto da Paolo D'Amico andato in onda su Terracina Tv dal 5/10/2011 al 08/06/2012;
**[In studio Paolo D'Amico e Marco Falovo - regia R. Sciscione, E. Falovo, A. Iannelli, M. Milanese, R. Alla – programma e testi a cura di Rita Alla - montaggio Elvira Falovo e Rita Alla - riprese Pasqualino- "quello che non si vede" a cura di Tommaso Di Cecco]

 

Grazie a tutti
;  )   .R  

lunedì 23 aprile 2012

Il maggio dei libri

[...] insospettisce la polizia: "Attenzione, con la lettura non si sa dove si va a finire".
(dal film La lettrice di M. Deville)


Libri OVUNQUE, dunque: A PIEDE LIBeRO.

 
Insolito, inaspettato, improvviso, così sarà “Il Maggio dei libri” terracinese.
Tre gli aggettivi, tre le iniziative di “rottura” degli schemi per portare il libro in giro.
L'ora d'aria”, o meglio “Il maggio d'aria dei libri.

Domenica 22 aprile 2012
** LIBRI in CORSA**

In occasione della 39° edizione della “PEDAGNALONGA”, organizzata da Associazione “La Pedagnalonga” in collaborazione con A.S.D. Atletica Hermada, in gara anche i libri. Alla pedagnalonga, in corsa anche i libri. Che, al dispetto del piazzamento, saliranno comunque sul palco, come premio ai primi classificati.
In fondo, come diceva De Coubertin, “l'importante non è vincere, ma partecipare!”

Domenica 6 maggio 2012
** I° GIRO LIBeRO **

Non solo di corsa, ma anche in bici, dunque il 1° “Giro libEro: CRITICAL MASS, pedalata a Terracina”. Alla bici, ai ciclisti, agli amanti di una città a misura d'uomo il compito di portare in giro per le vie di Terracina un libro. Partenza ore 11 dal piazzale antistante Villa Tomassini, dove avverrà l'ideale passaggio del testimone, i libri, dai corridori ai ciclisti che li porteranno in giro, a fare un GIRO.


Domenica 20 maggio 2012
** “Una BIBLIOTECA fuori di sè” **

Terzo e ultimo appuntamento, i libri, a piedi, arriveranno in piazza Mazzini, cuore pulsante dell'isola pedonale. All'aria aperta, bookcrossing, letture, “tesori di carta” e “mangialibri” a cura della Biblioteca “A. Olivetti” che per un giorno, per i libri, perde la testa, e va “fuori di sè”. L'occasione propizia per l'anteprima di “Terracina Pittoresca”, raccolta di ricordi, impressioni e sensazioni lasciate da chi, in viaggio, è passato da queste parti: un Grand Tour, dunque.

Tre aggettivi, tre appuntamenti, tre tappe di un viaggio di (in)formazione, di crescita, di scambio che invece non finisce mai se fatto insieme ad un amico, ad un compagno di vita, ad un partner, ad un libro.
Il mondo è un libro, e chi non viaggia – avrebbe detto Sant'Agostino – ne legge solo una pagina”. 
Ancora qui, a leggere scommetto. Che aspettate a partire? Non serve il biglietto, né ci sarà bisogno di andare lontano alla ricerca dell'”Isola che non c'è”, c'è solo una città da guardare con “occhi nuovi”, da leggere per crescere.




                                                                                             : P R